Allegoria della bella stagione con i segni dello zodiaco
Pittore emiliano | XVIII sec.
Attualmente esposta: Musei civici di Palazzo Farnese, Pinacoteca


Se fosse da identificarsi con Le quattro stagioni dell'anno di Ignazio Stern, registrato di proprietà del conte Luigi Morando dal Buttafuoco nel 1842, sarebbe comunque imprecisa l'intitolazione del soggetto. In questo paravento infatti sono rappresentate le allegorie dei quattro mesi più belli dell'anno, comunemente definibile la bella stagione, dal 22 maggio al 23 settembre, che comprende il periodo più trionfante della primavera e tutta l'estate. Le quattro figure femminili hanno in comune la presentazione di fiori e frutti, la venustà del corpo e la semplicità allegorica dei diversi attributi per indicare i segni dello zodiaco. Da sinistra la prima, a seni scoperti, ha una corona di spighe dorate sul capo, una zucca nelle mani e un cesto con fichi e pere, segno della maturazione degli ortaggi e dei frutti; è raffigurato un leone, come segno zodiacale in basso a sinistra. Nel secondo riquadro stanno una donna coronata di rose con pere e mele nel cesto e una giovinetta con una treccia di capelli e un vestito chiuso; hanno veste bianca e sopravveste rossa e rappresentano il segno della Vergine. La terza figura è coronata di spighe verdi con un granchio stretto in due dita della mano destra e con ciliegie e albicocche o pesche ai piedi; è il segno del Cancro. L'ultima figura ha il capo coronato di rose e primule con una rosa recisa in due dita della mano sinistra; tiene un canestro con ciliegie e un altro frutto, che sembra uva; in primo piano due bimbi simmetricamente contrapposti si abbracciano tra i fiori e creano il segno dei Gemelli. La sequenza non è esatta, perché la prima allegoria con il leone dovrebbe essere al posto di quella della Vergine, ma è un piccolo difetto forse derivato da un errore di assemblaggio delle tele. Di fatto il pittore, un emiliano della seconda metà del Settecento, ha trattato il tema assegnatogli con omogeneità e diligenza, senza particolari attenzioni da specialista ai fiori, ai frutti o al paesaggio. Un'opera non eccelsa, ma significativa nel contesto della quadreria essendo di pura e semplice godibilità estetica.
Informazioni tecniche
paravento a quattro ante, cm 196,5x72 ciascuna
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Bibliografia
- F. Arsi, Il Museo Civico di Piacenza, Piacenza, Edizioni del Museo Civico, 1960, p.329