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Comune di Piacenza

Il Fegato di Piacenza

Fegato

Mentre i Greci li consideravano temibili pirati, gli storici e gli scrittori latini ricordano gli Etruschi soprattutto per la loro religiosità, consegnandoci l'immagine del "popolo più di ogni altro dedito alle pratiche del culto" (Livias, Alb nrbe condita, V 1,6).
Questa tradizione, in realtà, riflette il punto di vista della classe dirigente della fine della Repubblica e dell'inizio dell'Impero, quando la pratica di alcune discipline della religione etrusca era considerata indispensabile nella ritualità ufficiale dello stato romano.
La teologia etrusca si distacca da quella di altre religioni antiche del Mediterraneo per il particolare accento posto sull'inesplicabilità divina; anche per questo i Romani si appellavano agli aruspici d'Etruria nel caso di monstra, manifestazioni naturali abnormi e inspiegabili.

E possibile ricostruire la visione cosmologica degli Etruschi grazie ad alcune preziose fonti, tra queste l'importantissimo Fegato di Piacenza.
Si tratta di una piccola scultura in bronzo, a fusione piena a cera persa, realizzata in Etruria settentrionale tra la fine del Il e la prima metà del I secolo a.C., quando l'Etruria era ormai sotto il dominio romano e nella pianura padana prosperavano le colonie, tra cui Placentia.

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Se del Fegato molto si è compreso, diverse questioni rimangono parzialmente insolute, prima fra tutte la ragione del suo ritrovamento in territorio piacentino.
Prima di ricostruire la reale consistenza della presenza etrusca nel Piacentino, si era avanzata I'ipotesi che fosse un modellino d'uso pratico smarrito da un aruspice in servizio presso l'esercito romano. 
In realtà, alla luce delle recenti scoperte che attestano la presenza etrusca nel nostro territorio già nel VI secolo, non si può escludere l'iporesi della persistenza di gruppi etruschi sopravvissuti in loco fino alla romanizzazione.

Anche la sua funzione resta incerta e, in mancanza di informazioni sul contesto di ritrovamento, sono state avanzate varie ipotesi: di volta in volta è stato considerato uno strumento didattico per insegnare l'epatoscopia, un promemoria professionale per aruspici o un elemento appartenente a una statua onoraria. L'ottima conservazione del reperto, che non deve essere stato utilizzato a lungo, lascia pensare che possa avere fatto parte di un corredo funerario o avere costituito un'offerta votiva in qualche santuario.

Quel che è certo è che il reperto, ritrovato nei pressi di Gossolengo, in provincia di Piacenza, il 26 settembre 1877 e donato al Museo civico di Piacenza nel 1894, ha da sempre esercitato grande fascino su studiosi e appassionati, dando luogo ancora oggi a innumerevoli tentativi di interpretazione.

FegatodiPIACENZA

Il prezioso reperto è ospitato in una sala ad esso dedicata nel Museo Archeologico di Palazzo Farnese.


Dal 2 maggio al 20 settembre 2026 il reperto etrusco unico al mondo è stato uno dei protagonisti della mostra internazionale “The Etruscans: From the Heart of Ancient Italy”, presso il Legion of Honor Museum, parte del Fine Arts Museums of San Francisco.)

 


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